Piazza Statuto: la Torino del futuro passa di lì.

Iniziamo il nostro itinerario che ci porta a conoscere e meditare sulle vie, i corsi e le piazze di Torino.

Una delle piazze più belle di Torino, un fiore che sboccia sull’asse di corso Francia, al termine della via Garibaldi: Piazza Statuto.

Non tutti ne conoscono la sua storia, il perché della sua nascita ma per un torinese doc essa rappresenta il luogo fisico dove la realtà architettonica, culturale e politica trova, nell’eccellenza del suo contorno, naturale sfogo.

Sembra infatti, e non solo per il traffico, che tutto ciò che passa a Torino, prima o poi, passa di lì.

In maniera ordinata e sintetica analizziamo il perché.

La piazza fu realizzata grazie ad una società inglese che nel 1863 fornì i capitali. Grande in quegli anni fu la richiesta abitativa: la prima capitale d’Italia richiamava a sé le nuove generazioni ed inoltre, a livello politico, occorreva celebrare lo Statuto Albertino del 1848.

Nel 1864 inizia la sua edificazione, il suo fu un parto difficile anche a causa del repentino e quasi contemporaneo trasferimento della capitale da Torino a Firenze, provvedimento che costò gravi conseguenze alla città sia dal punto di vista economico che di aspettativa sociale.

Notevole fu il suo impatto architettonico sulla città sia per la viabilità che per l’aspetto “di natura anglo-sassone” del giardino presente all’interno di essa. Al termine dei lavori diventò l’ultima zona della città abitata dalla borghesia che conta.

Oltre la piazza infatti c’era solo l’asse di “Via Francia” e quello di “Via San Donato” che, anche se in forte espansione demografica, era sede di mulini e botteghe artigiane, nonché di concerie e “fabbriche di cioccolato”: in poche parole la periferia.

Fu naturale per l’amministrazione cittadina di allora celebrare la grande impresa del Traforo del Frejus (1871) collocando il monumento ancora oggi visibile nella parte superiore della piazza: proprio per la sua recente costruzione aveva bisogno anch’essa di un monumento celebrativo che richiamasse l’evoluzione tecnologica e l’apertura verso l’Europa della giovane nazione italiana.

Iniziò così l’affetto dei torinesi per questa piazza che era in grado di accogliere sotto i suoi portici i “nuovi ricchi” e la “nuova realtà emergente” proveniente dalle altre città del Piemonte prima e dalle altre regioni italiane poi.

Inoltre permetteva di entrare nella città ed arrivare fino in Piazza Castello senza mai sporcarsi e bagnarsi grazie all’ampio porticato che si collegava alle confinanti Via Cernaia e Pietro Micca. Si ritiene che proprio questa caratteristica abbia favorito negli anni a seguire l’abitudine all’incontro o raduno in occasioni di manifestazioni pubbliche.

Ma la presenza del monumento al traforo e della guglia Beccaria, che testimonia il passaggio del meridiano a Torino, rendono la piazza “interessante” oltre che dal punto di vista esoterico anche per il “collegamento” al mondo esterno. La sua particolarità “esoterica” legata alla massoneria dell’epoca impedì fin dal 1800 la costruzione di una chiesa nell’area. Ma la sua natura di richiamare a sé ci porta alla più recente storia, storia che la vede sempre e comunque come luogo di concentrazione di persone.

Durante l’epoca fascista e successivamente con lo scontro tra capitale e proletariato la piazza diventa zona di “incontro-scontro”. In occasione dell’insurrezione del 1945 fu teatro delle ultime pallottole sparate in città e nel 1962, in occasione delle più dure manifestazioni sindacali che la città ricorda, fu “zona franca” per tre giorni; furono oltre mille gli arresti in quell’occasione. Forse anche allora segnò un nuovo segno dei tempi, nonostante il grattacielo all’angolo con corso Francia: abbinamento estetico non particolarmente felice. Oggi il suo fascino architettonico continua ed anche la sua natura non è cambiata o meglio rappresenta, con la spina e la nuova Porta Susa di nuovo l’evoluzione della città. Con il nuovo passante ferroviario, la nuova stazione, il transito del “metro” e la nuova sistemazione della piazza nella zona verso il borgo San Donato rappresenta, anche per le nuove generazioni di torinesi, un rinnovato luogo di rilancio della città.

Ma l’augurio che faccio ai torinesi del domani è quello di sentire ancora quella frase, così dolce ed affettuosa, che negli anni ‘60 i nonni abitanti nelle vicinanze dicevano ai loro nipoti: “Andiamo a fare un giro in PIAZZA STA CITU!”.

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