Fermata: XVIII Dicembre

Quando il 5 febbraio 2006 venne inaugurata la “Metro” mi accorsi che i Torinesi erano particolarmente stupiti di leggere la fermata XVIII Dicembre. Ai molti non era chiaro, e forse neanche oggi, il motivo per cui quella piazza davanti all’attuale edificio della vecchia stazione avesse quel nome: con grande sorpresa, prendevano atto che la stazione della metro era XVIII dicembre. I portici di Corso San Martino e di via Cernaia, il “grattacielino” della “vecchia” RAI e la mitica architettura della ottocentesca stazione si affacciano su “questa piazza”. Ormai ufficialmente sede di una stazione del metrò da oltre 15 anni ha avuto ulteriori modifiche generate dall’arretramento della stazione di Porta Susa e solo dai ventenni in su ci si ricorda il cavalcavia sulla ferrovia ed il giardino roccioso che lo contornava. Quella data, per la stragrande maggioranza dei cittadini, rappresenta certamente un giorno di calendario ma cosa è successo il XVIII Dicembre? Forse il metrò con il suo contributo artistico dell’opera di Nespolo ha favorito il ricordo di quella brutta giornata del 1922 quando le milizie fasciste fecero strage di sindacalisti e lavoratori. La Torino dal 1922 sarà spettatrice di un evento tragico che, sull’onda della marcia su Roma, farà della città uno dei luoghi dove il fascismo opererà con durezza e violenza fin dal suo sorgere. Infatti il 17 dicembre arrivarono a Torino molti gruppi di camicie nere provenienti da tutto il nord Italia. Un gruppo di esse la sera stessa aggredisce un tranviere comunista che nel tentativo di sfuggire all’assalto uccide due fascisti. Scatta così il 18 dicembre del 1922, definita dalla storia antifascista la “notte di San Bartolomeo”, la rappresaglia. Essa ha inizio con l’arrivo di una cinquantina di squadristi all’interno della Camera del Lavoro di Torino, in corso Galileo Ferraris. Le guardie regie, a difesa dell’istituzione, cedono il passo al numero delle camicie nere ed il deputato socialista Vincenzo Pagella, il ferroviere Arturo Cozza ed il segretario dei metallurgici Pietro Ferrero sono picchiati a sangue. Ma è dal tardo pomeriggio che inizia la vera azione di morte che porterà alla strage. Le incursioni di oltre 400 fascisti al Circolo Comunista di borgata Nizza e al Circolo dei Ferrovieri, portarono al primo morto: Carlo Berruti, segretario del sindacato ferrovieri. Le “visite presso” le abitazioni di comunisti noti, sindacalisti e la violenza nelle strade proseguono senza interruzioni. La rappresaglia finirà il 20 dicembre con l’uccisione a colpi di rivoltella di Evasio Becchio, giovane operaio di 25 anni. Tra il pomeriggio del 18 e la sera del 20 si conteranno più di 50 morti, i più freddati presso le proprie case e davanti ai propri familiari. Tre giorni dopo Mussolini firmò il decreto di amnistia per i delitti commessi nel nome “dell’interesse nazionale”. La metro ha così aiutato il Torinese ha riscoprire la storia di quei giorni. Una storia che a distanza di 95 anni ci richiama ai valori di democrazia e libertà, valori che, anche in questi anni così difficili per il mondo, sostengono la nostra volontà e impegno a difesa della civiltà e dell’uomo.

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