Ne vale sempre la pena. Lo squalo delle rotaie, un romanzo di speranze tra il visionario e il realistico.

La rabbia, come una tromba d’aria, scopre i tetti delle case. Immagini di santi ed effigi di politici si animano e interagiscono. E poi c’è l’angelo custode, una prostituta nigeriana che si spoglia all’infinito, ma che rimane sempre vestita uguale.

Lo squalo delle rotaie” di Riccardo Marchina, fresco di una nuova ristampa a sei mesi dall’uscita, racconta il proiettarsi verso una vita migliore di un gruppo di adolescenti della periferia torinese. Ma le chiavi di lettura sono tante.

Tra fughe, misteri e problemi, c’è anche tanta psicologia. Che è calata, pian piano, attraverso metafore…

Si tratta di un romanzo corale, pertanto non potevo soffermarmi troppo sull’introspezione, come fa, ad esempio, un Bernardo Soares di Pessoa. La mia unica possibilità era quella di affidarmi a immagini, ai simboli, un po’ come fanno gli scrittori sudamericani.

Lo si può intuire già dal titolo. “Lo squalo delle rotaie”, è già un’immagine simbolica…

Gli squali sono le locomotrici dei treni, imbrattate dai writers metropolitani. Il treno simboleggia la voglia di fuga da un certo contesto. E’ un desiderio aggressivo e disordinati di scappare. E’ tipico tra i giovani. Poi, i miei ragazzi sulle rotaie ci passeggiano pure, e quindi i treni diventano anche un pericolo, il mostro da scansare.

A un certo punto, i tetti dei palazzi di Borgo Vittoria, si scoperchiano, perché?

E’ Brayan, il protagonista, che li vede saltare come il coperchio di una pentola. E’ un po’ il suo modo di percepire la rabbia che ribolle in certi focolari. Ma non solo. Alle volte, fermarsi a guardare il cielo è un’altra via per scappare da situazioni troppe pesanti. A lui, piacerebbe vedersi proiettato verso le nuvole e per spingersi in alto, sfrutta questa rabbia.

In casa di Bryan poi ci sono immagini sacre, come quella di Santa Rosalia, accostate a Togliatti o Che Guevara. A lui pare che Togliatti ci provi con la santa. Perché ti soffermi su questa gag comica?

Da una parte, volevo sottolineare una frattura tra generazioni. Quella dei genitori è ancora imbevuta di religione, nelle madri; o ideologia nelle figure paterne. Per Bryan, che è un adolescente, questi valori non esistono più. Il fatto che lui immagini Togliatti che ci prova con Santa Rosalia è dissacrante. E’ un modo per sottolineare meglio che il mondo è cambiato completamente, che non esiste più nemmeno un certo rispetto.

Ma in fondo, la religione c’è. Il gruppo frequenta l’oratorio e un po’ tutti bestemmiano…

L’oratorio rappresenta soltanto un punto di ritrovo, uno spazio dove andare a sbattere la testa nel tempo libero. La bestemmia è una forma di preghiera. E’ un estremo tentativo di aggrapparsi al divino. I mei ragazzi contestano dio nella speranza che esista.

Poi, Bryan ha un angelo custode particolare…

Già. Gli capita di sognare Tata, una prostituta nigeriana, che in un italiano quasi incomprensibile, gli snocciola consigli.

Perché si spoglia, ma rimane sempre vestita?

E’ un modo per comunicare lo stato d’animo di Bryan che si danna, ma non riesce mai ad afferrare i suoi obiettivi. Fatica, ma non raggiunge mai lo scopo.

Come ti è venuta in mente?

Quando ero piccolo, circolava una barzelletta su di un millepiedi che si toglieva le scarpe, e ovviamente non arrivava mai alla fine. Era bruttissima, la detestavo, ma mi è tornata in mente proprio mentre costruivo Tata come personaggio. E’ stato un attimo pensare a un azione, come lo spogliarsi per una prostituta, ma all’infinito, senza un punto d’arrivo.

Colpi andati male, carcere minorile, a un certo punto Bryan perde Alice, che ama tanto. Sarà lungo il proiettarsi per ritrovarla. Che genere di messaggio vuoi dare?

Quello che si ha dalla vita, non corrisponde mai pienamente a quanto sognato. Ma lottare per avvicinarsi almeno un po’ alle proprie aspirazioni, ne vale sempre la pena.

By Redazione Torinonews

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